Bedini Michelangelo Maestro Aikido VI° Dan

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Trascorsi sportivi del M° Michelangelo Bedini

Dopo varie esperienze nel mondo dello sport come pugilato nella palestra di Via Cagliari (Genova) con il M° Rocca e Karate con il M° Canale (Sampierdarena-Genova) iniziai a praticare l’Aikido (Via dell’unione dello Spirito) nel 1974 presso la palestra “Fujiyama” di Corso Europa (Genova) gestita dal M° Corsiglia e iscritta alla FIK. I corsi di Aikido erano tenuti dal M° Gianfranco Peruzzi allievo del M° Minoru Mochizuki. Nel 1978 venni a sapere che a Segrate (Milano) c’era un Maestro che insegnava un ottimo Aikido e mi recai a visitare il suo Dojo il Ren Bu Kan. Chiesi di essere ammesso alle sue lezioni e il M° Giovanni Filippini, dopo avermi esaminato, mi accettò come suo allievo confermandomi il 1° kiu che avevo appena ottenuto. L’esperienza con il M°Giovanni Filippini, allievo di Hirokazu Kobayashi, durò fino alla chiusura del suo Dojo (‘84/’85). In quel periodo ottenni dal M°Filippini il 1° e il 2° DAN. Tra i miei compagni di corso ci furono anche Federico Aquilotti, Massimo Aviotti, Arnaldo Ramazzin, Michelutti, Garoli, Trotta, Subini, Visentini Masetti, Mazzoni, Gatti, Lecca, Rigoli, Regoli, e molti altri. Il Ren Bu Kan chiuse e aderii all’invito del M°Mazzaferro di Genova che più volte mi aveva chiesto di andare con lui a praticare Jiu-Jitzu (che praticava il metodo del M° Gino Bianchi). Nel 2004 venni a sapere che il M°Filippini teneva lezioni in una palestra di Cormano dove abitualmente insegnava un suo ex alievo il M°Federico Aquilotti mio compagno ai tempi del Ren Bu Kan. In occasione di uno stage il M°Aquilotti mi offrì di iscrivermi all’ACLI e frequentare la palestra del M°Santini dove lui insegnava e facemmo progetti per l’espansione, anche in Liguria sia dell’Aikido che dell’ACLI. In seguito iI M° Aquilotti passò alla FEKDA e io con lui. In quel periodo conseguii il 3° e il 4° Dan. Nel 2007/2008 decisi di seguire il M° Massimo Aviotti che era il CT Nazionale della FIJLKAM, che a suo tempo era stato allievo del M°Filippini, del M°Paolo Nicola Coralini e del M° Morihiro Saitō. Mi venne confermato dalla FILKAM il 4° Dan nel 2009. In seguito ho fondato una piccola società sportiva iscritta alla FEKDA e ho ottenuto il 5° Dan. Ho un piccolo dojo e ai miei allievi cerco di trasmettere le mie esperienze. Ho praticato lo Iaido, il Kiu-Do, il Batto-Do e attualmente sono 1° Dan di Karate, 3° Dan di Jiu-Jitzu, ultimamente ho ricevuto il 6° Dan dalla federazione.

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O Sensei Morihei Ueshiba

L’Aikido (una volta Aiki-jutsu) risale all’ epoca Kamakura (1186-1333) quando le famiglie giapponesi si trasmettevano segretamente, di generazione in generazione, le loro tecniche di difesa.
Uno dei beneficiari di queste tecniche segrete di combattimento fu Morihei Ueshiba che studiò le principali specializzazioni della tradizione marziale giapponese, conosciuta ppunto in epoca feudale come Bujutsu. Morihei Ueshiba nacque il 14 dicembre 1883 a Tanabe (penisola centro meridionale del Giappone).
A 17 anni si trasferì a Tokyo dove aprì una piccola attività commerciale, lavorando di giorno e praticando alla sera Ju-Jitsu presso la scuola di Kito-ryu. Si ammalò e dopo essersi rimesso in salute iniziò un programma di rafforzamento corporeo che in breve lo riportò completamente in salute e lo rese fisicamente più vigoroso. Nel 1903 si recò a Sakai per studiare spada presso la scuola Yagyu-ryu. Quando scoppiò la guerra tra Russia e Giappone si arruolò volontario dimostrò la sua maestria nel combattimento. Congedato, alla fine della guerra tornò a Tanabe e studiò Judo con il Maestro Takagi.
Nel 1914 si trasferì nell’isola di Okkaido dove studiò Ju-Jitsu e, nel 1915 ottenne il diploma di Maestro.
Ma, ciò che cambiò Morihei Ueshiba, (che già allora ricercava fortemente una nuova luce morale e spirituale che guidasse la sua vita) è l’incontro con Onisaburo Deguchi, figura carismatica e ascetica della Setta Omoto Kyo.
Nel 1924 Morihei Ueshiba, Deguchi e alcuni membri della Setta partirono per la Mongolia con l’intento di fondare una comunità nuova basata sulle regole della Pace e dell’Armonia.
Vengono catturati dagli uomini dell’ armata cinese, condannati a morte, ma salvati dalla diplomazia giapponese che li riporta in patria.
Queste vicissitudini, la sua sensibilità e la sua naturale introspezione svilupparono in Morihei un sesto senso che gli fece intuire le traiettorie dei colpi degli avversari ed evitare con facilità ogni attacco.
Questa percezione si evidenziò in modo eclatante in un episodio nel quale, Morihei, venne sfidato da un ufficiale di Marina e lo sconfisse senza neppure toccarlo, semplicemente evitando tutti i colpi della spada di legno dell’avversario che alla fine cadde spossato in ginocchio arrendendosi.
Alla fine del duello Morihei si recò in un giardino per rinfrescarsi e qui ebbe un’esperienza mistica, realizzando con tutto il suo essere la consapevolezza dell’Unità dell’universo in tutte le sue forme, l’ intima Armonia di tutte le cose, l’inutilità dell’odio e la grande forza unificatrice dell’amore.
In quell’occasione acquisì una visione superiore della realtà della vita, il che ebbe un’ enorme influenza sulla sua arte marziale, che da allora cominciò ad evolversi e a delinearsi nei suoi aspetti specifici.
In seguito venne invitato a Tokyo dall’ammiraglio Takeshita dove tenne un corso per i membri della guardia imperiale (tutti praticanti di alto livello di arti marziali).
Nel 1931 venne completata la struttura di un Dojo ampio 80 tatami e battezzato Kobukan e diventa la sede ufficiale della pratica dell’Aikido.
Successivamente vengono aperti altri Dojo della disciplina e Morihei si premura di visitarli tutti.
A causa del conflitto mondiale, nel 1941 la situazione della scuola si fa precaria per la mancanza di praticanti che vengono chiamati alle armi.
L’amministrazione la gestione sia della fondazione che del Dojo richiedevano sempre più tempo ed energia e Morihei, per non essere distolto dallo studio dell’Aikido, lasciò la direzione al figlio e si trasferì a Jwama, dove fece erigere un tempio dell’Aiki e un Dojo di 40 tatami: lì si ritira a studiare e coltivare la terra. Nel 1960 (a 77 anni) Morihei, fondatore di questa splendida disciplina che è l’Aikido, viene premiato dal governo giapponese con la medaglia d’onore con nastro di porpora.
Nel 1969 Morihei Ueshiba tiene la sua ultima dimostrazione : muore il 26 aprile dello stesso anno, aveva 86 anni.
Diceva :” In realtà l’Aikido non ha forme, ne schemi prestabiliti. È come un’onda di energia invisibile. Tuttavia, tale fenomeno è troppo difficile da afferrare per gli esseri umani, perciò utilizziamo forme provvisorie per spiegarlo e metterlo in pratica. In effetti qualunque movimento può diventare una tecnica di Aikido, perciò in definitiva, non ci sono errori. Questo è il mio consiglio: Apprendete e dimenticate! Apprendete e dimenticate! Fate in modo che la tecnica diventi parte del vostro essere!”

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L’Aikido si presenta come un elegante metodo di autodifesa personale finalizzato alla neutralizzazione, mediante bloccaggi, leve articolari e proiezioni di uno o più aggressori disarmati o armati. L’Aikido trova la propria originalità ed efficacia in una serie di movimenti basati sul principio della rotazione sferica. Infatti il movimento fondamentale dell’ Aikido Tai-sabaki (movimento circolare del corpo) rotazione su se stessi facendo perno sul tallone. Contrariamente ad altre arti marziali incentrate su movimenti lineari, le tecniche dell’Aikido formano e si sviluppano su un movimento circolare il cui perno è colui che si difende. In tal modo egli stabilizza il proprio baricentro, decentra quello dell’avversario attirandolo nella propria orbita, e può sfruttare a proprio vantaggio l’energia prodotta dall’azione aggressiva fino a neutralizzarla. Il principio di contrattacco è quello dell’anticipo (noto anche a gli schermitori occidentali). L’Aikido comprende oltre 700 tecniche diverse molte delle quali sintesi ed evoluzione di antiche tecniche mutate dal Ju-Jitsu classico, dal Karate e dal Kenjutsu (pratica di spada) ed altre derivate direttamente dalla scherma, dalla lotta di bastoni o dalla lotta con le lance. Ciò che differenzia l’Aikido dalle discipline similari è appunto una cura particolare nelle schivate e nella manovra del corpo durante l’attacco. L’Aikido, per tradizione si articola su modi di lavorare e ritmi diversi : le tecniche possono essere eseguite in piedi, in ginocchio, a mani nude e con armi che vengono così denominate :
– Tachiwaza (in piedi)
– Suwariwaza (in ginocchio)
– San-mihantachiwaza (uno in ginocchio e l’altro in piedi)
– Tecniche di Jo (bastone)
– Tecniche di Bokken (spada di legno).
Le tecniche di Aikido si possono riassumere così:
Serie di movimenti per liberarsi da una presa : Te-odoki
Serie di movimenti di leva per forzare l’avversario nella posizione voluta : Rofuse
Serie di movimenti di leva conclusivi : Te-gaeschi
In genere queste 3 serie di movimenti vengono usate nello stesso modo, poiché ogni difesa si compone di una svincolamento dall’attacco avversario, di una leva di passaggio per portarlo nella posizione voluta e di una leva finale che conclude il combattimento.
Non è prevista alcuna attività agonistica e tutta la pratica è profondamente permeata di spirito religioso.
L’Aikido infatti, è per tutte le età perché non occorre solamente “corpo” ma soprattutto “mente”.
L’Aikido, che significa anche “Via dell’Unione degli Spiriti”, venne formandosi da prima come insegnamento complementare ai praticanti della scherma giapponese, effettuata con lunghe spade impugnate a due mani, poi piano piano venne distaccandoci per diventare un’arte marziale autonoma conservando tuttavia i principi e i movimenti della scherma giapponese.
L’aikido è una arte marziale affascinante, contenente in se i valori la ricchezza della cultura raffinata di un mondo antico e contemporaneamente persegue valori obiettivi moderni profondamente etici e morali.
La vera difficoltà dell’apprendimento dell’Aikido non sta solo nella corretta esecuzione delle tecniche ma soprattutto nella capacità di comprendere e accettare un pensiero, una cultura, una realtà diversa dalla nostra (cioè il giapponese). L’allievo infatti, deve aprire la mente e sondare concetti, pensieri, antiche usanze, a lui sconosciuti, astratti e quasi magici.
In effetti, per la difficoltà nell’accettare queste idee, questo cambiamento le arti marziali giapponesi, una volta venute a contatto con l’occidente sono state modificate e adattate alla nostra mentalità, tanto da diventare in molti casi sport.
Nell’ Aikido, al contrario, si è cercato di mantenere le caratteristiche dell’ arte marziale originaria. L’aikido ha escluso l’antagonismo dalla sua pratica :l’obiettivo è la ricerca di una crescita totale, armoniosa e permanente, e non affermazione momentanea come può essere la vittoria in una gara. In questa arte marziale si ricerca il corretto equilibrio e la gestione dell’energia dinamica che scorre tra i poli contrastanti e opposti, all’interno dei quali si caratterizza la realtà. La parola Aikido Infatti significa Il cammino (Do= la via) attraverso cui apprendere ad armonizzare (Ai=Unione, Armonia) l’energia (Ki=Energia) e quindi tutti gli aspetti della realtà in cui esistiamo.
Nell’esecuzione delle tecniche i due praticanti rappresentano due realtà opposte e contrastanti:uno attacca e l’altro è attaccato.
Nella realtà di tutti i giorni la reazione istintiva a questa azione è rispondere con altra aggressività, sommando violenza a violenza : questo atteggiamento non è costruttivo.
La risposta dell’Aikido a un’azione violenta, invece, è rispettare l’aggressore lasciando che la sua azione si attenui fino a spegnersi, tutto questo, possibilmente, con il “sorriso”.
Il praticante impara fisicamente e mentalmente a non subire la violenza dell’aggressore e a evitare la linea diretta di attacco con spostamenti e rotazioni del corpo, in modo da non offrire all’assalitore un obiettivo su cui scaricare la sua energia.
Ricorrendo ad un paragone, possiamo dire che l’Aikidoca deve essere come l’acqua : deve cioè offrire la minima resistenza se attraversata da un corpo solido, ma al tempo stesso è capace di essere dirompente quando libera la propria energia,e altrettanto capace di adattarsi agli spazi vuoti che la circondano. L’Aikidoca riesce ad ottenere il massimo risultato con il minimo dispendio di energia, adattandosi e lasciando che l’aggressore sia messo in difficoltà dalla sua stessa forza. Attenzione però : l’Aikido è pur sempre un arte marziale e chi la pratica è un individuo che può scegliere, una persona capace di combattere ma anche di pacificare, di reprimere ma anche di comprendere. A seconda della situazione in cui si trova ha la possibilità di scegliere il comportamento da applicare ed è quindi padrone della propria realtà, con scelte che dipendono da sé stesso e non da altri.
“Non ho il potere di Dio,l’onestà è il mio potere Divino… Non ho poteri magici, faccio della mia personalità il mio potere magico…Non ho leggi, faccio che la mia autodifesa sia la mia legge…Non ho mezzi, faccio della mia docilità i miei mezzi…Non ho talento, faccio della mia astuzzia il mio talento…Non ho nemici, faccio della mia negligenza il mio nemico…Non ho armatura, faccio della mia benevolenza la mia armatura …Non ho una spada, faccio della mia mente “No” la mia spada… dai il credo del Samurai”

Lo stemma del Kamon (Casato) Bedini

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Il mio 1° Kyu

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Volantino d’iscrizione al RENBUKAN

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I miei budo-pass d’annata con la mia medaglia della F.I.K.

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Altri miei budo-pass recenti e attuali

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Il Maetro Kobaiashi VIII° Dan, ad uno Stage al Ren Bu Kan di Segrate (MI) nel 1978

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Il Maestro Giovanni Filippini in uno Stage del ’79 all’arena di Verona

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Esame 2° Dan

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Pasqua del Budo al Palasport di Milano con Arnaldo Ramazzin

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Il mio Sensei Giovanni Filippini

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Stage a Salerno. Kata di Jo con mia moglie Patrizia

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Foto di gruppo con il Maestro Giovanni Filippini allo Stage Nazionale di Salerno 1979

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Foto con il Maestro Filippini ad uno Stage a Cormano

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Conseguimento del mio 4° Dan

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Mio figlio Matteo con il Maestro Filippini

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Stage a Milano nel 2008 con il Maestro Filippini

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